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Sud Sudan

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Missione

SUD SUDAN
Ven, 07/04/2014

Il Sud Sudan è il più giovane paese Africano, il 193° paese membro delle Nazioni Unite, il 54° dell’Unione Africana, nato dopo una lunga guerra civile, una delle più devastanti e lunghe del continente, quando si è reso indipendente dal Sudan il 9 luglio 2011.
La lunga guerra civile, che per l’esattezza sono state due differenti (la prima dal 1955 al 1972 e la seconda dal 1983 al 2005) ha lasciato il paese in condizioni disperate di sottosviluppo e arretratezza, senza infrastrutture e con la maggioranza della popolazione senza il minimo necessario per la sopravvivenza.

Gli accordi di pace noti come “Naivasha Agreement”, siglati nel 2005, hanno portato un periodo di ripresa nelle disperate condizioni di vita di questo paese che è ancora uno dei più poveri al mondo, ma la strada verso la normalizzazione è ancora lunga.

Dopo il referendum del febbraio 2011 il Paese si è avviato verso la costituzione delle proprie infrastrutture democratiche e il 9 luglio ha proclamato la propria indipendenza alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e di tanti capi di Stato, sia africani, tra cui lo stesso Omar el Bashir, Presidente del Sudan.
Il 15 Novembre 2013 sono scoppiati violenti scontri armati nella capitale Juba tra fazioni contrapposte del Movimento/Esercito Popolare di Liberazione del Sud Sudan (SPLM e SPLA). Il conflitto ha poi coinvolto sette dei dieci stati del Sud Sudan; l'Upper Nile, il Jonglei e Unity sono le aree maggiormente interessata dagli sconti e dalle violenze.
Gli scontri armati stanno deteriorando la già compromessa condizione umanitaria della popolazione: oltre 800.000 sono gli sfollati interni e l'insicurezza nell'area rende difficile, se non impossibile, raggiungere e portare assistenza alla popolazione in stato di necessità.

Contesto

L’emergenza in Sud Sudan riguarda centinaia di migliaia di persone, sia che si tratti di popolazioni locali, che di rifugiati o di sfollati interni o ritornati.

La popolazione locale, divisa in numerose tribù con lingua, tradizioni e tratti somatici molto diversi tra loro, è essenzialmente dedita alla pastorizia e ad un’agricoltura di sussistenza. La difficoltà principale per l’ottenimento del cibo è la mancanza di punti d’acqua, alla quale si aggiunge un regime delle piogge che alterna una stagione molto secca ad una di piogge abbondanti che riducono i terreni coltivabili simili a paludi. Attualmente, secondo le ultime stime, circa 4,9 milioni di persone sono a rischio di insicurezza alimentare. In questo caso l’intervento umanitario si concentra sullo scavo di pozzi per l’acqua potabile e sulla fornitura di sementi e strumenti per il soddisfacimento dei bisogni alimentari di base. Dove questo non è possibile, attraverso la distribuzione di razioni alimentari.

Oltre alla scarsità di cibo, si aggiunge l’assenza dei servizi sanitari di base e di infrastrutture come strade, ponti, linee elettriche e tutto quanto sarebbe necessario per portare assistenza alla popolazione, soprattutto nelle zone più remote del paese. L’assistenza umanitaria è garantita dalle Agenzia delle Nazioni Unite, come ad esempio il Programma Alimentare Mondiale, il quale garantisce anche un servizio di piccoli aeromobili per il trasporto del personale umanitario delle Nazioni Unite e delle Organizzazioni Non Governative.

Gli sconti esplosi nel Dicembre 2013 stanno causando un clima di insicurezza e violenza, in particolare negli stati dell'Upper Nile, del Jonglei e di Unity, dove i combattimenti e i saccheggi spingono migliaia di persone a lasciare le proprie case per mettersi in salvo. La condizione umanitaria della popolazione sfollata è estremamente grave, il numero degli sfollati è arrivato a 803.200. Costretti ad abbandonare i propri villaggi, gli Sfollati ricevono assistenza dall’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni e da altre Agenzie delle Nazioni Unite (UNHCR, UNICEF, WFP) e dalle ONG come INTERSOS, dedita soprattutto al sostegno psicologico delle vittime della violenza e dei soggetti più deboli come le donne e i minori.I campi in cui queste famiglie hanno trovato rifugio sono allo stremo, mancano tende e ripari, cibo, acqua e servizi igienici e il rischio di epidemie è molto alto. A correre i rischi maggiori sono donne e bambini; nella fuga molti bambini sono rimasti soli e il team di INTERSOS sta lavorando per permettere i ricongiungimenti familiari e proteggere questi bambini. 

Interventi in corso

Stato del Jonglei (intervento iniziato nel 2006)
Dal dicembre 2011, lo stato del Jonglei vive una condizione di emergenza a causa delle dispute inter-tribali, delle ricorrenti alluvioni durante la stagione delle piogge e degli scontri tra milizie governative e ribelli che hanno provocato migliaia di sfollati. INTERSOS che è stata attiva nello stato negli ultimi sette anni, sta coordinando le risposta  all’emergenza  per la distribuzione di ripari di emergenza e di generi non alimentari, e per garantire il diritto all'istruzione ai bambini colpiti dall’emergenza porta avanti progetti di educazione  e sta rafforzando la protezione di donne, uomini e bambini più a rischio nei campi sfollati.

Stato del Western Equatoria (intervento iniziato nel 2009)
Qui portiamo avanti un progetto di assistenza alla popolazione sfollata attraverso la distribuzione di beni di prima necessità e ripari d'emergenza. Nell'area di Yambio lo staff di INTERSOS è impegnato in attività di promozione dell'igiene e campagne di sensibilizzazione per evitare la diffusione di malattie mortali come il colera e la malaria.

Stato dell’Upper Nile (intervento iniziato nell’estate 2011)
Da quando le violenze interetniche  sono scoppiate nel dicembre 2013, migliaia di persone hanno cercato rifugio nella base UNMISS di Malakal. Qui lo staff INTERSOS porta avanti attività educative e ricreative in favore dei  bambini colpiti dall’emergenza, sostenendo gli  insegnanti locali con corsi di formazione e predisponendo strutture scolastiche provvisorie all’interno del campo. Inoltre forniamo servizi di protezione per garantire assistenza e sostegno necessari a bambini e ragazzi più a rischio per proteggerli da violenze e maltrattamenti nel campo.

Stato di Unity
I combattimenti nell’area di Rubkona continuano, causando la fuga di oltre 25.000 persone che hanno cercato rifugio all'interno della base delle Nazioni Unite di Bentiu, dove lavoriamo per fornire assistenza alla popolazione sfollata attraverso la distribuzione di beni di prima necessità. Lo staff INTERSOS gestisce progetti educativi, volti a garantire ai bambini colpiti dal conflitto spazi sicuri e protetti dove continuare le attività educative e ricevere supporto psicologico, per superare i traumi vissuti.
 
 Stato di Central Equatoria
 Lo scoppio del conflitto nel dicembre 2013, ha causato un numero enorme di sfollati. A Juba, 32.000 persone sono fuggite all'interno delle basi UNMISS per salvarsi dalla violenza. I campi sono sovraffollati e la condizione umanitaria peggiora di giorno in giorno, colpendo soprattutto donne e bambini. In questa situazione, INTERSOS sta intervenendo fornendo assistenza alle persone che vivono all'interno dei campi: gli operatori di INTERSOS distribuiscono costantemente kit di emergenza con coperte, sapone, zanzariere, teloni, taniche per l'acqua. Inoltre portiamo avanti attività per promuovere l'igiene tra i bambini e gli adulti, al fine di evitare il diffondersi di malattie mortali come il colera e la malaria. I nostri operatori lavorano ogni giorno all'interno dei campi per assistere e proteggere i bambini e le donne più vulnerabili e per garantire ai bambini colpiti dalla crisi spazi sicuri dove ricevere un’istruzione.

Intersos nel Paese

Intersos è presente in Sud Sudan dal 2006, quando ha aperto la sua prima base a Bor, capitale dello Stato del Jonglei.

Nel 2009 Intersos ha cominciato un programma cosiddetto WASH (Water and Sanitation and Hygiene) nello Stato del Western Equatoria, aprendo una base a Yambio ed una a Ezo.

Nel 2011, Intersos ha incrementato il numero di progetti di intervento umanitario per far fronte alle crescenti emergenze negli stati del Unity, Warrap e Upper Nile dove, con attività di assistenza ai rifugiati programmi di protezione, educazione, supporto psicologico delle persone in difficoltà, distribuzione di beni di prima necessità e costruzione di shelters, latrine e pozzi per l'acqua.

 Attualmente INTERSOS risponde all’emergenza umanitaria  in cinque stati del Sud Sudan. L'intervento copre diversi settori: igiene, istruzione e protezione dell'infanzia, protezione dei soggetti più vulnerabili, contro la  violenza sessuale e di genere (SGBV) , la distribuzione di beni di prima necessità e rifugi di emergenza. Lavoriamo in stretta collaborazione con OIM, UNICEF , WFP, UNOCHA, UNMISS e con le altre ONG internazionali impegnate nel paese. Durante questi anni, oltre a rispondere direttamente all’emergenza umanitaria, abbiamo realizzato corsi di formazione e campagne di sensibilizzazione per  favorire la consapevolezza e l’empowerment  delle popolazioni beneficiarie dei nostri progetti. 

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