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Sud Sudan

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Missione

SUD SUDAN
Mar, 01/03/2012

Il Sud Sudan è il più giovane paese Africano, il 193° paese membro delle Nazioni Unite, il 54° dell’Unione Africana, nato dopo una lunga guerra civile, una delle più devastanti e lunghe del continente, quando si è reso indipendente dal Sudan il 9 luglio 2011.
La lunga guerra civile, che per l’esattezza sono state due differenti (la prima dal 1955 al 1972 e la seconda dal 1983 al 2005) ha lasciato il paese in condizioni disperate di sottosviluppo e arretratezza, senza infrastrutture e con la maggioranza della popolazione senza il minimo necessario per la sopravvivenza.

Gli accordi di pace noti come “Naivasha Agreement”, siglati nel 2005, hanno portato un periodo di ripresa nelle disperate condizioni di vita di questo paese che è ancora uno dei più poveri al mondo, ma la strada verso la normalizzazione è ancora lunga.

Dopo il referendum del febbraio 2011 il Paese si è avviato verso la costituzione delle proprie infrastrutture democratiche e il 9 luglio ha proclamato la propria indipendenza alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e di tanti capi di Stato, sia africani, tra cui lo stesso Omar el Bashir, Presidente del Sudan.
Il 15 Novembre 2013 sono scoppiati violenti scontri armati nella capitale Juba tra fazioni contrapposte del Movimento/Esercito Popolare di Liberazione del Sud Sudan (SPLM e SPLA). Il conflitto ha poi coinvolto sette dei dieci stati del Sud Sudan; l'Upper Nile e il Jonglei sono le aree maggiormente interessata dagli sconti e dalle violenze.
Gli scontri armati stanno deteriorando la già compromessa condizione umanitaria della popolazione: 716.500 sono gli sfollati interni e l'insicurezza nell'area rende difficile, se non impossibile, raggiungere e portare assistenza alla popolazione in stato di necessità.

Contesto

L’emergenza in Sud Sudan riguarda centinaia di migliaia di persone, sia che si tratti di popolazioni locali, che di rifugiati o di sfollati interni o ritornati.

La popolazione locale, divisa in numerose tribù con lingua, tradizioni e tratti somatici molto diversi tra loro, è essenzialmente dedita alla pastorizia e ad un’agricoltura di sussistenza. La difficoltà principale per l’ottenimento del cibo è la mancanza di punti d’acqua, alla quale si aggiunge un regime delle piogge che alterna una stagione molto secca ad una di piogge abbondanti che riducono i terreni coltivabili simili a paludi. Attualmente, secondo le ultime stime, circa 4.700.000 Sud Sudanesi sono considerati a rischio di insicurezza alimentare. In questo caso l’intervento umanitario si concentra sullo scavo di pozzi per l’acqua potabile e sulla fornitura di sementi e strumenti per il soddisfacimento dei bisogni alimentari di base. Dove questo non è possibile, attraverso la distribuzione di razioni alimentari.

Oltre alla scarsità di cibo, si aggiunge l’assenza dei servizi sanitari di base e di infrastrutture come strade, ponti, linee elettriche e tutto quanto sarebbe necessario per portare assistenza alla popolazione, soprattutto nelle zone più remote del paese. L’assistenza umanitaria è garantita dalle Agenzia delle Nazioni Unite, come ad esempio il Programma Alimentare Mondiale, il quale garantisce anche un servizio di piccoli aeromobili per il trasporto del personale umanitario delle Nazioni Unite e delle Organizzazioni Non Governative.

Oltre alla popolazione locale, la comunità internazionale deve far fronte ai bisogni di una vasta popolazione di RIFUGIATI concentrata nello Stato del Western Equatoria, Unity e Upper Nile dove INTERSOS gestice e coordina le attività di assistenza in quattro campi rifugiati, Makpandu e Napere nello Stato del Western Equatoria, e Nyeel e Pariang nello Stato del Unity. 

Oltre ai Rifugiati, solo nei primi 6 mesi del 2012, circa 165.00 sfollati interni sono stati vittime delle violenze intertribali che devastano il paese da sempre. Costretti ad abbandonare i propri villaggi quando questi sono presi di mira dalle tribù nemiche, gli Sfollati ricevono assistenza dall’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni e da altre Agenzie delle Nazioni Unite (UNHCR, UNICEF, WFP) e dalle ONG come Intersos, dedita soprattutto al sostegno psicologico delle vittime della violenza e dei soggetti più deboli come le donne e i minori. Gli sconti esplosi nel Dicembre 2013 stanno causando un clima di insicurezza e violenza, in particolare negli stati dell'Upper Nile e del Jonglei, dove i combattimenti e i saccheggi spingono migliaia di persone a lasciare le proprie case per mettersi in salvo. 
La condizione umanitaria della popolazione sfollata è estremamente grave, il numero degli sfollati è arrivato a 716.500. I campi in cui queste famiglie hanno trovato rifugio sono allo stremo, mancano tende e ripari, cibo, acqua e servizi igienici e il rischio di epidemie è molto alto. A correre i rischi maggiori sono donne e bambini; nella fuga molti bambini sono rimasti soli e il team di INTERSOS sta lavorando per permettere i ricongiungimenti familiari e proteggere questi bambini. 

Interventi in corso

Stato del Jonglei (intervento iniziato nel 2006)

In seguito agli scontri inter-tribali tra Lou Nuer e Murle dello scorso 31 dicembre 2011 Intersos ha intensificato la propria presenza nella città di Pibor dove è stato istituito il Hub per il coordinamento delle attività umanitarie della comunità internazionale, coordinato da OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) e ospitato nel compound di Intersos. A Pibor come in altre contee del Jonglei Intersos è responsabile per i programmi di assistenza e protezione delle persone deboli e vulnerabili (donne, bambini, anziani, persone affette da HIV), per i programmi di costruzione di Shelters,  per i programmi educativi in emergenza (scuole, distribuzione di materiali didattici e formazione degli insegnanti) e per la distribuzione di NFis.

Stato del Western Equatoria (intervento iniziato nel 2009)

Nello stato del Western Equatoria, portiamo avanti un progetto di assistenza agli sfollati interni nei campi di Yambio, Ezo e Tambura. Inoltre un apposito progetto è dedicato alla gestione e coordinamento dei Campi Rifugiati congolesi di Makpandu (Contea di Yambio) e Napere (Contea di Ezo).

Intersos e' anche impegnata in attivita' di riparazione e construzione di latrine e di pompe per l'acqua, compreso le reti di distribuzione della stessa.

Stato del Warrap e Administrative Area of Abyei (intervento iniziato nella primavera 2011)

Nel 2011, per rispondere all’emergenza Abyei, quando l’esercito del Nord ha invaso la regione contesa di Abyei provocando la fuga di circa 110.000 persone. Intersos ha iniziato un programma di emergenza nello Stato limitrofo del Warrap, dove la maggior parte degli sfollati si era rifugiata. Nella contea di Twic, tra i centri di Turalei, Mayen Abun fino alla città di Agok (formalmente già dentro l’area amministrativa contesa di Abyei) gli operatori di Intersos provvedono alla distribuzione di beni di prima necessità, alla costruzione di latrine, al supporto psicologico delle persone in difficoltà.

Stato dell’Upper Nile (intervento iniziato nell’estate 2011)

In seguito alla dichiarazione di indipendenza un numero nell’ordine di decine e decine di migliaia (ormai hanno superato le 170,000 unità) di Returnees di origine sud sudanese hanno abbandonato Karthoum o altre località del Sudan per fare ritorno al loro paese di origine. Il flusso delle famiglie, in alcuni casi agiate ma in tanti altri molto povere e comunque costrette ad abbandonare le loro ricchezze acquisite in tanti anni di vita come rifugiati al nord, si è riversato su due direttrici, a ovest lungo la ferrovia che termina ad Aweil e ad est lungo la strada che porta nello Stato dell’Upper Nile, ancora devastato dalla presenza di guerriglia lungo il confine e in condizioni di estrema difficoltà (mancanza di acqua potabile e di provviste di cibo). Intersos opera in questo Stato del Sud Sudan, attraverso una rete di assistenti sociali (protection monitor e psychosocial councilor) nella città di  Renk, primo punto di arrivo dei Returnees. Inoltre UNHCR ha affidato a Intersos la gestione ed il coordinamento della way station di Malakal, una struttura capace di ospitare fino a 675 returnees, con letti, cucine, latrine e docce, separate per donne ed uomini, in modo da garantire a tutti un livello minimo di privacy e assistenza primaria durante la loro permanenza a Malakal, sulla via del ritorno verso le destinazioni finali. In risposta ai bombardamenti sul Blue Nile, un numero impressionante di abitanti di quella regione al confine tra Sudan, Sud Sudan e Etiopia si è riversata nello stato dell’Upper Nile, precisamente nella contea di Maban. In questa contea il numero di rifugiati è ora arrivato a contare circa 112,000 individui. A questi individui la comunità internazionale umanitaria deve garantire cibo, acqua, servzi sanitari e soprattutto protezione. Intersos è impegnata, in partenariato con UNHCR e altre agenzie internazionali non governative nella risposta a questa emergenza. Nel campo rifugiati di Jamam Intersos è responsabile per la protezione dei minori e per il programma educativo e didattico. A causa delle piogge, parte della popolazione residente a Jammam viene attualmente transferita a Batil, dove Intersos contunuerà' a garantire le attività di protezione ed educazione.

Stato di Unity

In risposta ai bombardamenti sullo Stato del nord Sudan (South Kordofan) la popolazione di origine africana e cristiana (non araba e musulmana) si è rifugiata nello Stato di Unity nel numero di oltre 66,000. Intersos ha avuto l’incarico dall’Alto Commissariao per i Rifugiati delle Nazini Unite di costruire due campi capaci di ospitare inizialmente 9,000 e 2,000 rifugiati e che ora (nei primi mesi del 2012) si estenderanno fino ad ospitare rispettivamente 15,000 e 5,000 rifugiati, specialmente donne e bambini. Intersos ha montato centinaia di tende, costruito strutture in grado di ospitare le scuole, magazzini per il materiale e per le riserve di cibo, latrine, docce e discariche per i rifiuti, nonché provvede all’assistenza psicologica dei più vulnerabili, al coordinamento delle attività, che vanno dalla registrazione al riportare i casi di persone con bisogni speciali alle rispettive strutture (sanitarie, polizia, di assistenza materiale). 

Intersos nel Paese

Intersos è presente in Sud Sudan dal 2006, quando ha aperto la sua prima base a Bor, capitale dello Stato del Jonglei. Recentemente Intersos ha aumentato le proprie attività in questo Stato che è uno dei più travagliati dalle violenze inter-tribali e per questo motivo vede al suo interno un numero purtroppo sempre crescente di sfollati. Per far fronte a queste esigenze Intersos ha aperto nel 2010 una base a Pibor, capoluogo dell’omonima contea abitata dall’etnia Murle. Attualmente tra Bor e Pibor vivono 4 espatriati, coadiuvati da uno staff locale di una ventina di persone.

Nel 2009 Intersos ha cominciato un programma cosiddetto WASH (Water and Sanitation and Hygiene) nello Stato del Western Equatoria, aprendo una base a Yambio ed una a Ezo. Nella base di Yambio lavorano oggi 7 espatriati, tra esperti di ingegneria idraulica, di sanità, di protezione dei soggetti a rischio, logista e amministratori.

Nel 2011, Intersos ha incrementato il numero di progetti di intervento umanitario per far fronte alle crescenti emergenze negli stati del Unity, Warrap e Upper Nile dove, con la presenza di 16 operatori internazionali, attività di assistenza ai rifugiati vengono implementate attraverso programmi di protezione, educazione, supporto psicologico delle persone in difficoltà distribuzione di beni di prima necessità e costruzione di shelters, latrine e pozzi per l'acqua.
 In seguito agli scontri armati esplosi nel paese nel dicembre 2013, lo staff di INTERSOS ha iniziato la distribuzione di beni di prima necessità a Juba, alla base UNMISS di Tongping. Gli sfollati ricevono taniche per l’acqua, coperte, sapone, indumenti, zanzariere e kit da cucina. Sempre a Juba, insieme a UNICEF, INTERSOS continua attività di protezione per i minori. Stiamo lavorando anche nel campo di Malakal, nello stato dell'Upper Nile, dove si sono concentrati 12.000 sfollati. 

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