Ti trovi in:
Home » Paesi di intervento

Kosovo

| Progetto aperto

Missione

Kosovo
Mar, 01/03/2012

Il Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia nel 2008, a conclusione di un periodo di tensioni successivo all’intervento del 1999 della NATO contro la Serbia ed al coinvolgmento della comunità internazionale. Nonostante il conflitto sia finito nel 1999, le tensioni e l’intolleranza tra le diverse comunità sono rimaste.

Le difficoltà economiche e sociale, problematiche tipiche di un periodo di post-conflitto bellico, fanno sì che la situazione in generale resti stremamente fragile e complessa. L'economia povera e i persistenti traumi causati dalla guerra e vissuti durante il periodo di post-bellico, ha direttamente influezato negativamente il processo di riconciliazione tra le varie comunità.

La missione di INTERSOS è quella di facilitare la riconciliazione e dare sostengo alle comunità e alle istituzioni kosovare nel processo di ricostruzione di una società multiculturale e tollerante, nella quale tutte le comunità possano avere uguali opportunità e diritti.

Oggi più che mai, INTERSOS considera fondamentali le attività promotrici della ripresa di un dialogo interculturale, del rispetto e del riconoscimento reciprocotra tuttele comunità in Kosovo. Con questo obiettivo INTERSOS ha portato avanti un lavoro significativo nella restaurazione e riabilitazione di monumenti di alto valore culturale e religioso appartanenti alle diverse comunità. Questi interventi sono stati continuamente accompagnati da attività ed eventi indirizzati alla promozione della diversità e del dialogo interculturale tra tutte le comunità in Kosovo. Inoltre, queste attività sono state pianificate ed eseguite anche con l'obiettivo di facilitare l'integrazione e l'accettazione nella società di tutte le minoranze e di tutti i gruppi vulnerabili.

INTERSOS ha sviluppato le attività in Kosovo con il coinvolgimento di tutte le comunità e in sinergia con i diversi stakholders nazionali ed internazionali.

Contesto

Fino al marzo 1999 il Kosovo è stato una provincia della Serbia. All’inizio degli anni ’90, la progressiva disgregazione della Jugoslavia e le crescenti discriminazioni nei confronti della maggioranza albanese, causarono l’acuirsi delle tendenze autonomiste e separatiste rispetto alla Serbia.

La violenza della repressione di tale tendenza fu tale da provocare l’indignazione internazionale (favorita in chiave politica dal governo USA, in assenza di un ruolo politico europeo) e il successivo intervento militare della NATO contro la Serbia alla fine del marzo ’99. Le forze serbe, nonostante i bombardamenti NATO, continuarono a condurre una campagna di pulizia etnica che costrinse un enorme numero di  persone, principalmente di etnia albanese, ad abbandonare il territorio kosovaro. La maggior parte trovò rifugio nei  campi profughi allestiti in paesi vicini come l’Albania, il Montenegro e la Macedonia.

Dopo tre mesi di bombardamenti, l’azione militare si concluse con un accordo militare e una risoluzione dell’ONU che assegnava transitoriamente alle Nazioni Unite (ONU) l’amministrazione del Kosovo. La fine delle ostilità sancì da un lato il rientro degli sfollati, e dall’altro un contro-esodo, avvenuto sotto gli occhi della comunità internazionale, di cittadini di etnia serba, rom e altre minoranze legate alla comunità serba verso la Serbia e il Montenegro. Alcuni gruppi isolati di etnia serba, piccole collettività e alcune comunità religiose serbo-ortodosse, rimasero in Kosovo sotto la costante protezione dei contingenti militari della Nato (KFOR). La risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, del 10 giugno ’99, pur riaffermando l’integrità territoriale dello Stato serbo, pose il Kosovo sotto il controllo di una amministrazione transitoria (United Nation Interim Administration Mission in Kosovo, UNMIK) con il compito di favorire la ricostruzione, la sicurezza, il ritorno dei profughi e la convivenza.

La questione del futuro della provincia invece fu discussa solo a partire dal 2005, quando l’ONU finalmente avviò un processo di consultazioni con l’obiettivo di definire lo status del Kosovo. Il negoziato è durato più di due anni, ma la radicalizzazione delle parti coinvolte non ha reso possibile il raggiungimento di un risultato condiviso. In questo contesto di contrapposizione tra la volontà kosovara, sostenuta dagli USA, l’opposizione serba, sostenuta dalla Russia e le incertezze e divisioni dei paesi dell’Unione Europea, il 17 febbraio 2008 l’Assemblea Nazionale del Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza. Indipendenza  immediatamente riconosciuta da molti paesi tra cui gli Stati Uniti, la maggioranza dei Paesi dell'Unione Europea, ma fortemente contestata dalla Russia e naturalmente dalla Serbia. Altri paesi europei sono rimasti in attesa, così come lo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L’Unione Europea ha avviato in Kosovo una missione (EULEX) di circa duemila uomini, tra agenti di polizia e magistrati, con i compiti di guidare e consigliare le istituzioni kosovare nell’istituire e rafforzare lo Stato di diritto, stabilire una giustizia indipendente e multi-etnica, formare una polizia multi-etnica.

Il cammino di adesione all’UE da parte della Serbia, che dovrebbe concludersi nel 2014, potrà forse facilitare una risolutiva stabilizzazione dell’area, compresa la soluzione dei problemi ancora aperti nel rapporto con il Kosovo. Un processo di adesione da favorire, quindi, specie ora che il governo serbo in carica è favorevolmente orientato all’Europa

Resta critico il problema delle minoranze che attualmente vivono in Kosovo. Su una popolazione kosovara di 2,4 milioni di persone (dati OCSE), il 92% è di etnia albanese, il 5% serba ed il 3% di altre comunità come i ‘RAE’ (rom, ashkali, egizi), i bosniaci, i turchi, i gorani e i croati. Queste minoranze lamentano, a diversi gradi, problemi di sicurezza e di inserimento nella società, discriminazione nei servizi forniti, inadeguatezza delle infrastrutture e mancanza di opportunità di lavoro. In particolare le minoranze serba e ‘RAE’ sono state colpite, sia personalmente che nei loro beni, dalle violenze successive alla fine delle ostilità nel giugno 1999, e da quelle divampate su tutto il territorio kosovaro nel marzo del 2004. In entrambi i casi, è stata impressionante l’incapacità dell’UNMIK e della KFOR di prevedere e di prevenire. Episodi di violenza potrebbero sempre riesplodere, se il processo di dialogo e riconoscimento reciproco non verrà sufficientemente promosso e supportato.

Interventi in corso

INTERSOS attualmente è impegnato in Kosovo con tre progetti.

Il primo, progetto “Promosso” regionale, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri – Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo è un progetto triennale (che si concludera’ ad Aprile del 2012), volto a garantire possibilità di integrazione socioculturale, dialogo e forme di sostegno alle minoranze nel sud-est dei Balcani. Il progetto, di cui il COSV è capofila, copre tre paesi, Kosovo, Macedonia e Montenegro. INTERSOS si occupa della gestione delle attività in Kosovo, che sono principalmente inerenti alla creazione di una piattaforma per il dialogo  interno a ciascuna comunità e tra le diverse comunità. Il progetto si propone di favorire lo scambio interculturale ed il dialogo, nella convinzione che quest’ultimo possa giocare un ruolo centrale al fine di ricostruire la fiducia nell’ambito delle singole comunità.

Il secondo progetto, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, ha l'obiettivo di rafforzare istituzionalmente il Ministero della Cultura, Gioventù e Sport del Kosovo attraverso l'impiego di un moderno ed aggiornato sistema che permetterà la gestione dei dati e la presa di decisioni in materia di patrimonio culturale in Kosovo. Inoltre, il progetto favorirà il dialogo interculturale attraverso la conservazione e la promozione della cultura intangibile.

Il terzo progetto attualmente in corso, finanziato dall’ambasciata degli Stati Uniti in Kosovo, si inserisce in una serie di interventi finanziati in passato anche dall’Unesco, per la protezione e promozione del patrimonio culturale in Kosovo. In particolare, con fondi dell’ambasciata americana in Kosovo, Intersos sta completando la digitalizzazione degli affresci del monastero di Gracianice/a.

Interventi a protezione del patrimonio culturale sono previsti anche presso la chiesa di Ljeviska a Prisren e nel monastero di Decani, entrambi finanziati dall’Unesco.

 

Intersos nel Paese

INTERSOS era attiva in Kosovo già nel 1998, un anno prima dell’intervento militare Nato, con progetti finalizzati all’assistenza alle comunità albanesi colpite dalle azioni repressive del governo di Belgrado, in particolare nell’area di Klina e Istok. Gli operatori di INTERSOS hanno lasciato il Kosovo con l’ultimo convoglio internazionale verso la Macedonia, ventiquattro ore prima dell’inizio dei bombardamenti. Durante i mesi della guerra e quelli successivi, INTERSOS ha assicurato accoglienza, riparo e assistenza a circa 40.000 rifugiati kosovari (prima gli albanesi e successivamente i serbi ed i rom) fuggiti in Albania, Macedonia, Montenegro e Serbia. Abbiamo poi riaccompagnato in Kosovo i profughi che sono potuti ritornare, sostenendoli nella ricostruzione, nella ripresa del dialogo e nel processo di pacificazione. 

Le nostre attività dal 1998 al 2002 si sono concentrate sul primo aiuto post-emergenza, tramite il supporto alle comunità durante la fuga nei paesi limitrofi e nel ritorno in Kosovo; la ricostruzione di abitazioni, scuole, ambulatori, sistemi idrici; la bonifica delle abitazioni e dei terreni inquinati da mine e ordigni esplosivi. Negli anni successivi gli interventi hanno iniziato a concentrarsi su di un processo che, seppur difficile, ha come obiettivo quello di favorire la ripresa del dialogo, promuovere il riconoscimento e l’accettazione reciproca, la convivenza e il rafforzamento della pace.

In ormai dieci anni di forte presenza e radicamento in Kosovo, molti progetti sono stati posti in essere, prevalentemente nella regione di Pejë/Peć che comprende le municipalità di Pec/Peja, Decani/Decan, Kline/Klina e Istog/Istok. La piccola minoranza serba nella regione, circa 1.000 abitanti, vive soprattutto relegata nell’enclave di Goraždevac/Gorazhdevc, con alcune presenze anche nei villaggi di Siga/Cigë e Brestovik/Brestovik. La regione, situata ad occidente, ai piedi della catena montuosa che divide il Kosovo dal Montenegro, ha una grande importanza geografica e storica. Numerosi esempi e simboli delle molte influenze culturali che hanno dominato la regione nel passato sono presenti nell’area: innumerevoli “Kulla” (vecchie case fortezze), moschee, bagni turchi ed altri edifici dell’epoca ottomana dei secoli XV-XVII, chiese e monasteri ortodossi (alcuni risalenti al XII secolo) tra cui il patriarcato di Pec/Peja, principale simbolo dell’ortodossia serba.

INTERSOS ha cercato di valorizzare questo enorme patrimonio artistico e culturale, e di concepirlo nuovamente come luogo di incontro e di discussione, cosi da promuovere la ripresa del dialogo interculturale. L’attività di recupero del patrimonio culturale kosovaro ha avuto e continua ad avere un particolare significato carico di valore e molto apprezzato da tutti sia in Kosovo che a livello internazionale. L’approccio di INTERSOS intreccia gli interventi di tutela e di ricostruzione del patrimonio con la più difficile ricostruzione dell'identità collettiva e la ripresa del dialogo in un contesto post-bellico preceduto da odi e da scontri sanguinari. Questo lavoro è  stato portato avanti con il coinvolgimento di tutti i livelli della società, rappresentanti politici e religiosi e realtà plurali della società civile. In quest’ottica INTERSOS ha sostenuto, formato e si avvale tutt’ora della preziosa collaborazione di un network di 14 Ong kosovare rappresentanti le diverse comunità presenti nella regione di Pejë/Peć. Il Network, denominato significativamente “Mosaic”, Mosaico, gioca un ruolo centrale nella costruzione di legami e rapporti tra le diverse identità al fine di favorire la nascita di rapporti duraturi, basati sulla fiducia reciproca.

INTERSOS ha scelto di intervenire sul patrimonio culturale (serbo-ortodosso e ottomano-islamico, in particolare) perché la sua distruzione è stata simbolo della distruzione dell'identità collettiva ed è stata una manifestazione tangibile della divisione e dell'odio. La ricostruzione materiale, la sua valorizzazione, accompagnata dalla ricostruzione della fiducia e del vivere comune, può rappresentare l'avvio di un nuovo percorso di pace. Il lavoro di INTERSOS sul patrimonio culturale è stato realizzato con la supervisione tecnica dell'Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e con il sostegno, tra gli altri, del Ministero degli Affari Esteri. Le istituzioni kosovare e quelle serbe hanno seguito da vicino e con interesse crescente l’intero programma

Testimonianze

5 Mar 2010

Di Valentina Stivanello

Si e’ appena conclusa la seconda conferenza internazionale “Per uno Sviluppo in Partnership Italia/Kosovo”, aperta il 3  marzo all...

13 Set 2007

Con la collaborazione di Intersos, anche il Kosovo parteciperà con diverse iniziative agli European Heritage Days 2007, una serie di manifestazioni per la valorizzazione del patrimonio...

30 Dic 2006

In questi ultimi cinque anni, Intersos ha svolto in Kosovo numerosi corsi di formazione legati alle attività di conservazione e restauro dei beni culturali e alle iniziative per il dialogo...

11 Set 2006

Sono arrivata a Prilep l'11 settembre per insegnare italiano ai bambini rom e macedoni della scuola elementare e media. Abbiamo effettuato diverse visite sul campo ed ho trovato una realt...

13 Mag 2005

Intervento di Nino Sergi

Direttore Generale, Signore e Signori,
permettetemi di presentarvi il programma che INTERSOS, ONG umanitaria espressione della...

13 Dic 2004

Si inaugurano domani in Kosovo alcuni beni culturali che Intersos, in collaborazione con l'Istituto Centrale per il Restauro, ha recuperato nel quadro del Programma denominato "Costruire...

1 Gen 2002

INTERVENTO SUL PATRIMONIO CULTURALE DEL KOSOVO
Restauri a Peje/Pec: Moschea Bayrakli - Patriarcato Ortodosso

1. Il restauro della Moschea Bayrakli
La...

Approfondimenti

30 Nov 2010

Costruire ponti tra le diverse comunità religiose in Kosovo, nonostante le lacerazioni della guerra civile che ha dilaniato i Balcani nei primi anni ’90, è stato...

23 Set 2010

Alla fine di Luglio, un gruppo di venti studenti delle scuole d’arte del Kosovo, della Serbia, della Macedonia, del Montenegro e dell’Albania, hanno partecipato per una...

15 Mar 2010

Un’esperienza di cooperazione nel post conflitto realizzata da intersos dal 2000 al 2010

Finita la guerra, bisogna costruire la pace. Si tratta di un compito...

13 Set 2007

Con la collaborazione di Intersos, anche il Kosovo parteciperà con diverse iniziative agli European Heritage Days 2007, una serie di manifestazioni per la valorizzazione del patrimonio...

5 Dic 2005

Cultural Heritage Protection and Intercultural Dialogue in Kosovo. An experience of cooperation in a post conflict area. - Roma, Ministero Affari Esteri, 5 Dicembre 2005.
Cominicato >...

13 Mag 2005

Patrimonio culturale in Kosovo

Parigi, 13 maggio 2005

1 Mar 2003

L’ARTE E IL DIALOGO IN KOSOVO. L’intervento di INTERSOS sul Patrimonio culturale nel dopo guerra (2000-2002)
Nota, Marzo 2003 >>>
Schede descrittive: Moschea...

1 Gen 1999

(Interventi al 1 settembre 1999)
INTERSOS ha operato in Kosovo nelle municipalità di Klina e di Istok (un centinaio di villaggi), fino a lunedì 22 marzo 1999, giorno in cui i...

News

16 Feb 2011
KOSOVO TRE ANNI DOPO: RACCONTO DI UN PAESE CHE C’E’

Giovedi’ 17 febbraio 2011, dalle 11.30 alle 12.00 a Radio3Mondo l’audiodocumentario “ Kossovo tre anni dopo: racconto di un paese che c...