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NEL CAMPO DI MBERA DOVE 100.000 RIFUGIATI TROVANO RIPARO

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NEL CAMPO DI MBERA DOVE 100.000 RIFUGIATI TROVANO RIPARO

18 Ott 2012

Nel campo di Mberra, in Mauritania, sono quasi 109.000 ormai i rifugiati dal Mali, per il 90% di etnia Tuareg e Songhai. INTERSOS si occupa della condizione di madri, bambini, piccoli separati dalle famiglie, anziani e disabili rifugiati. Donne sole e bambini sono i soggetti più vulnerabili, i nostri operatori umanitari forniscono supporto psicologico e sociale alle vittime di discriminazione e violenza sessuale.

Proprio per questo, è stato creato e si sta affinando un sistema di allerta precoce di sospette violenze di genere attraverso la presa in carico del caso specifico. Questo sistema di referral vede al centro INTERSOS, nel ruolo di punto di raccolta di informazioni su delle potenziali violazioni: le informazioni vengono dalla comunità, dai partner operativi nel campo, dalle autorità mauritane in particolare dalla gendarmeria nel campo. Quindi, gli operatori riferiscono a UNHCR per le questioni di protezione, e all’ONG specifica che ha in carico la gestione della salute, per le cure del caso e, nella peggiore delle ipotesi, per profilassi anti-retro virale e prevenzione di una gravidanza indesiderata.

La violenza più diffusa resta quella del matrimonio precoce e forzato, soprattutto per le piccole rifugiate tra i 9 e i 17 anni. È una pratica radicata nella cultura locale e molto diffusa in tempi normali, ma diventa ancora più frequente in situazioni di emergenza, come la condizione di fuga dei Maliani in Mauritania a cui si somma un modo di ridurre il peso del carico dei figli da parte della popolazione ospite.

Abbiamo collaborato con UNICEF nell’effettuare un’indagine, nella regione dell’Hodh Ech Chargui, sulle ricadute che l’emergenza carestia in Sahel ha in termini di protezione dell’infanzia. L’aumentato ricorso al matrimonio precoce e forzato, così come l’abbandono degli studi e il lavoro minorile, sono violazioni dei diritti dei bambini in crescita a causa della carestia.
La protezione dell'infanzia si concretizza anche attraverso la creazione dei Child Friendly Space, spazi amici che permettono ai bambini di usufruire di aree gioco in cui è presente del personale. Gli operatori umanitari hanno lavorato molto con le famiglie dei profughi affinché mandassero i propri figli a scuola, con ottimi risultati: l’inserimento a scuola conta 1733 maschi e 1599 femmine. "Il nostro compito più complesso è identificare i bambini e le donne a rischio di abusi o già vittime - racconta Federica Biondi - Noi siamo qui per prevenire ulteriori violenze con la creazione di spazi sicuri".

La questione dei bambini separati e non accompagnati viene affrontata in un’ottica “regionale”: dal Mali, le persone che hanno stimato il loro livello di sicurezza insufficiente, hanno preso più strade verso zone limitrofe sicure: il Mali del Sud, la Mauritania, il Niger e il Burkina Faso, quindi è possibile che membri della stessa famiglia si trovino in posti diversi. Per i ricongiungimenti UNICEF ha ipotizzato di affrontare la problematica con una metodologia comune e in un’ottica regionale. Due nostri operatori sono stati formati all’identificazione dei “casi certi” di bambini separati e, fortunatamente, i casi di bambini non accompagnati sono rarissimi.
Con l’aiuto di ICRC - il Comitato Internazionale della Croce Rossa- è stato possibile far arrivare, accompagnati da una zia, due gemelli orfani di madre, morta di parto in Mali, al campo di Mberra dove si trovava il padre. Siamo riusciti così a riunificarli. Ci siamo occupati anche di altri neonati che sono rimasti senza madre, identificando all’interno della comunità delle nutrici disposte ad allattarli.
L’anno scolastico 2012-2013 inizia ora, ci stiamo preparando per aumentare la capacità di risposta in termini educativi: ai 72 insegnanti maliani si aggiungono 20 insegnanti mauritani per l’insegnamento della lingua araba e dell’educazione civile e religiosa, in un’ottica di integrazione con il paese di accoglienza per una coabitazione pacifica che, purtroppo, si prospetta lunga.

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